Mototurismo

LA F.M.I. CONTRO I MORTI SULLE STRADE

Paolo Sesti, Presidente della Federazione Motociclistica Italiana, è intervenuto questa mattina alla presentazione del Rapporto ”Due Ruote” Aci Censis. Nel corso dell’incontro è stato evidenziato un dato preoccupante sul livello di mortalità dovuto ad incidenti stradali che vedono coinvolti i motociclisti. Un dato che preoccupa, a fronte del quale la Federazione Motociclistica Italiana intende svolgere un ruolo attivo, dando il massimo contributo all’obiettivo di ridurre il numero delle vittime. Di seguito, una sintesi dell’intervento del Presidente Sesti. I dati che oggi vengono presentati sono davvero allarmanti. Ricordo i più significativi: Il parco circolante conta oggi, in Italia: 34 milioni di auto (69% del totale) 4,6 milioni di motocicli (9%) 5,2 milioni di ciclomotori (11%) L’Italia, con i suoi 9,8 milioni di motoveicoli, risulta al primo posto in Europa. I motoveicoli costituiscono il 20% del parco circolante in Italia. Ricapitolando: 34 milioni di automobilisti sono all’origine del 50% della mortalità sulle strade, mentre meno di 10 milioni di motociclisti sono all’origine del 26,2 per cento del totale delle vittime. Muoversi in moto in Italia e’ 7/8 volte più pericoloso che muoversi in auto! Ma non bisogna dimenticare che: – l’Italia e’ il più grande mercato motociclistico in Europa; – l’uso del mezzo a due ruote è sicuramente favorito da condizioni atmosferiche invidiabili; – le città italiane sono soffocate dal traffico, per motivi che tutti conosciamo, e lo strumento a due ruote è l’unico che permette di affrontarlo con risultati positivi; – di conseguenza, in Italia si registra una percorrenza molto elevata (in altri paesi, i singoli motociclisti percorrono più chilometri rispetto agli italiani, ma la somma di tanti motociclisti porta come conseguenza a tanti chilometri percorsi). Io credo che l’insieme di questi elementi svolga un ruolo importante nel causare un alto tasso di incidenti in Italia, con un elevato tasso di mortalità. Ma piuttosto che criminalizzare gli utenti delle due ruote a motore, credo sia dovere di tutti noi operatori del settore, a questo punto, fare qualcosa. Soprattutto in vista del traguardo imposto all’Italia dall’ Unione Europea: ridurre la mortalità sulle strade del 50%, entro il 2010. Prima ancora che verso gli utenti, la riflessione deve riguardare noi stessi, i cosiddetti ”addetti ai lavori”. Ed è quasi inutile sottolineare quanto sia importante l’aiuto che tutti i mezzi di comunicazione ci possono dare in questa opera di divulgazione e sensibilizzazione. La Federazione Motociclistica Italiana svolge già alcune azioni, che possiamo definire ”di base”: Nel campo dell’Educazione Stradale: – corsi di formazione per educatori e docenti – corsi teorici per studenti – corsi pratici di guida, per studenti Nell’area dei Rapporti Istituzionali: – stretto rapporto con i Ministeri dell’Istruzione e dei Trasporti – contributo a costruire una maggiore consapevolezza dell’automobilista nei confronti del motociclista: proposta di alcune domande dedicate ai motoveicoli, da inserire nei quiz per acquisire la patente B. Corsi Guida Sicura su Strada: – hanno lo scopo di fare capire come condurre un motociclo, in sicurezza, su strade aperte al traffico Ma non e’ ancora sufficiente. Per questo abbiamo deciso di incrementare ancora la nostra azione, per il momento sviluppando altre due azioni parallele: 1. Abbiamo proposto agli addetti ai lavori (vale a dire alle Istituzioni del settore), di avviare un lavoro congiunto per la ricerca e l’attivazione di ”meccanismi di difesa”, cioè di correttivi che possano invertire questa tendenza. Prestissimo ”apriremo” un tavolo tecnico di lavoro, anche insieme all’ANCMA, per dare vita ad iniziative utili ad indirizzare gli eventuali interventi che le Istituzioni vorranno attuare. 2. Non appena il nuovo Parlamento italiano è entrato nella piena operatività, abbiamo iniziato una capillare opera di sensibilizzazione verso tutti i deputati e i senatori, che peraltro stanno mostrando grande interesse nei confronti delle nostre iniziative. In questo caso, l’ambizione è di riuscire ad evitare soluzioni pasticciate e dannose, come quella che ha dato vita alla contestata Legge 168/2005, sulla confisca dei mezzi anche a fronte di infrazioni realmente minime. Se riusciremo a fare in modo che ogni eventuale, futuro, provvedimento legislativo nasca in collaborazione con gli addetti ai lavori, se riusciremo ad ottenere provvedimenti ragionati e non dettati da fattori emotivi più o meno improvvisati, avremo già ottenuto un risultato straordinario. Credo, in estrema sintesi, che dobbiamo porci il problema: come riuscire a convincere gli utenti a due ruote, che è indispensabile trovare al nostro interno la soluzione per ridurre le vittime da incidenti stradali. Contando sull’impegno di tutti, potremo certamente ridurre i numeri che ci angustiano. Il nostro impegno dei prossimi mesi punterà sicuramente a questo obiettivo.