Il capo squadra di Tim Gajser, Massimo Castelli, parla della sua esperienza in Yamaha, del suo rapporto con i piloti e della sua passione ancora viva per il Motocross. In occasione del primo round degli Internazionali d’Italia Motocross domenica 1° febbraio ad Alghero, Castelli potrà testare a che punto sono le moto e le prestazioni del pilota.
Tante esperienze, mai fermo e sempre pronto a nuove avventure, ma questo 2026 è un po’ un ritorno, visto che in Yamaha sei già stato protagonista di grandi stagioni ai vertici con piloti di altissimo valore. Cosa ti ha fatto approdare nuovamente alla casa di Iwata?
“Penso di avere ancora molto da poter dare al mondo del Motocross e loro mi stanno dando la possibilità di dimostrarlo dandomi fiducia con questo nuovo ruolo”.
Da sempre nel Mondiale Motocross, potremmo dire che hai visto l’evoluzione di questo sport negli ultimi decenni, come è la salute del motocross oggi?
“Purtroppo è diventato molto costoso e se non hai grossi sponsor o grandi case alle spalle, è sempre più difficile riuscire a partecipare, ci sono sempre più gare, con molte trasferte lontane e per questo si vedono, a volte, pochissimi piloti al cancelletto ed è un peccato x questo sport”.
Massimo Castelli è sinonimo di vittorie di grandi campioni, dacci 3 nomi e perché ti senti più legato a loro?
“Dave Strijbos, perché con lui ho vinto il mio primo mondiale con Cagiva. Donny Schmit, era il mio primo anno con Yamaha Rinaldi, era tutto nuovo e abbiamo vinto subito il mondiale e Tim Gajser, con lui ho vinto ben 5 mondiali, l’ho praticamente visto crescere, era un ragazzino quando abbiamo cominciato a lavorare assieme. E’ una persona che prende molto sul serio il suo lavoro, si allena duro, riconosce il lavoro di chi gli sta attorno e ha rispetto delle cose e delle persone. E’ una bellissima persona dentro e fuori dalle piste, per me è come un secondo figlio”.
Se un mondiale si vince spesso è perché alle spalle c’è un gruppo di lavoro che trova le giuste motivazioni per dare sempre il 101%. Passione ma anche grande professionalità, dopo tanti anni cosa ti spinge a fare ancora così tanti week end fuori casa e riuscire a trovare le motivazioni per puntare a vincere?
“La passione, il poter dare il mio contributo grazie alla mia esperienza, è bello quando vedi che hai contribuito ad ottenere nuovi traguardi. Per quanto riguarda i week end fuori casa, il vivere le gare dal vivo, al fianco del pilota, del team, l’adrenalina delle gare, sono cose che non puoi vivere stando su un divano”.
Internazionali d’Italia 2026, come vedi queste gare di inizio stagione e perché sono importanti per le squadre come quella in cui sei quest’anno?
“Sono gare molto importanti, perché si può vedere a che punto siamo con la moto e la preparazione del pilota”.