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Un classico inglese

Le monocilindriche BSA hanno lasciato il segno con la mitica Gold Star

Per lungo tempo le 500 sono state le regine, nel mondo motociclistico e non c’è da stupirsi che alcune di esse abbiano davvero fatto la storia. Le monocilindriche in circuito erano spesso vincenti contro le plurifrazionate; basta ricordare il mondiale vinto dalla Norton nel 1951, oltre ai tanti successi nelle nostre gare stradali, alcune delle quali sulle lunghe distanze, più quelli ottenuti in ben otto edizioni del Bol d’Or, tra il 1947 e il 1959… Per quanto riguarda le moto di serie, le 500 con un solo cilindro hanno avuto la loro epoca d’oro in Italia negli anni Trenta, quando i modelli di punta delle migliori Case nazionali erano proprio di questo tipo. È stato però nel corso degli anni Cinquanta che queste monocilindriche hanno raggiunto l’apogeo della fama a livello mondiale, raggiungendo una grande diffusione in Inghilterra e negli USA, dove ai forti numeri di vendita dei modelli stradali si aggiungevano importanti vittorie con mezzi direttamente derivati da quelli di serie (Daytona, Catalina Island). Un posto di assoluto rilievo in questo contesto spetta alla BSA, grande fabbrica di Birmingham, e in particolare alla sua Gold Star, che è stata a lungo la vera e propria regina delle monocilindriche stradali (ma anche le versioni da cross erano spesso vincenti…). La storia di questa straordinaria 500 ha inizio sul circuito di Brooklands nel 1937, quando una sua diretta antenata, grazie agli eccellenti risultati velocistici, è stata premiata con una medaglia d’oro. La BSA allora ha rapidamente deciso di realizzare un modello di alte prestazioni, con testa e cilindro in lega d’alluminio (una rarità in quegli anni), e di chiamarlo appunto Gold Star. Continua a leggere a pag. 36 di Motitalia