Motociclismo

Motorizzazioni: stop alle reimmatricolazioni

Fino ad oggi è stato possibile reimmatricolare un mezzo di interesse storico, nonostante esso fosse stato demolito. O meglio: alcune Motorizzazioni si mostravano refrattarie a tale possibilità; altre, grazie alla sensibilità dei loro Direttori, non avevano alcun problema ad accettare le richieste e mandarle a buon fine. Si è configurata così in Italia una mappa di “buoni” e “cattivi”, a seconda dell’Ufficio periferico di appartenenza.


 


 


IL PASSATO


I provvedimenti di difesa dell’ambiente degli ultimi anni (a partire dal Decreto Ronchi del 1997) hanno creato confusione sulla possibilità di rimettere in circolazione i mezzi più “vecchi”, per i quali erano state svolte campagne di rottamazione, in alcuni casi fornendo addirittura ai cittadini incentivi economici per l’acquisto di mezzi nuovi.


Tali mezzi, tolti dalla circolazione perché considerati altamente inquinanti, sono stati registrati dal PRA come “demoliti”, destinati alla rottamazione e per questo considerati “rifiuti”. La legge esclude per essi la possibilità di tornare in circolazione.


 


Il Ministero dei Trasporti, di fronte alla possibilità di escludere dalla categoria dei “rifiuti” i mezzi di interesse storico e collezionistico (così infatti si esprime la normativa europea recepita in Italia) ha posto negli anni passati un quesito formale al Ministero dell’Ambiente, dal quale si attende ancora risposta. Di fronte a questa situazione di incertezza, le Motorizzazioni si sono finora comportate in modo difforme l’una dall’altra.


 


Contemporaneamente un Gruppo di Lavoro sui mezzi di interesse storico e collezionistico  è stato istituito presso la Direzione Generale della Motorizzazione Civile per provare a dirimere la questione. Di tale gruppo fanno parte alcuni membri della Motorizzazione Civile ed i rappresentanti dei Registri Storici riconosciuti dall’articolo 60 del Nuovo Codice della Strada, tra i quali anche la FMI.


 


IL PRESENTE


Il Gruppo di Lavoro è impegnato nell’elaborazione di una circolare, per chiarire in quali casi si può procedere alla reimmatricolazione di un mezzo considerato “demolito”, nel caso in cui esso sia considerato di interesse storico e collezionistico e quali documenti siano necessari per provarne la storicità e ricostruirne il passato.


Secondo la legge, la maggior parte di questi mezzi sono stati (o dovrebbero essere stati) consegnati ad un demolitore che ha proceduto (o avrebbe dovuto procedere) alla loro demolizione.


 


In attesa dell’emanazione di tale circolare (per la quale non è ancora possibile fornire una tempistica) la Motorizzazione ha diffuso ai propri uffici periferici una circolare, invitandoli a non procedere alla reimmatricolazione dei veicoli.


 


E’ per questo che molti utenti si sono visti rifiutare o sospendere la pratica della reimmatricolazione già avviata. E ciò nonostante fossero già in possesso del Certificato delle Caratteristiche Tecniche rilasciato dalla FMI, per il quale avevano speso tempo e denaro. Siamo certi che sia solo una questione di tempo e che in un prossimo futuro sarà di nuovo possibile reimmatricolare, tramite una certificazione che è allo studio della Motorizzazione.


 


I MEZZI RADIATI D’UFFICIO


Nessun problema invece per chi possiede un veicolo “radiato d’ufficio” e non “demolito”. Tale veicolo è stato cancellato dagli archivi del PRA perché non ha più pagato il bollo e non perché il suo proprietario ha espresso la volontà di rottamarlo.


I proprietari dei veicoli radiati d’ufficio ne posseggono ancora la targa ed il libretto e possono reiscriverli al PRA con una procedura amministrativa, senza fare alcun collaudo alla Motorizzazione. Resta inteso tuttavia che il veicolo, prima di essere rimesso in circolazione, deve effettuare la revisione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 80 del Nuovo Codice della Strada.