Motitalia

Motitalia Aprile 2010 – Facciamo troppe cose?

La Federazione lavora. Un’affermazione netta, certamente, ma che nessuno ormai può più mettere in dubbio. Chiunque venga negli uffici di Roma se ne rende conto di persona.

 

Chiunque abbia avuto la possibilità di vivere un Consiglio Federale è “costretto” a prenderne atto, di fronte alla mole di documenti che vengono preparati dagli Uffici, prima, e poi esaminati ogni volta. Chiunque abbia frequentato un Comitato Regionale si è reso conto di quante cose ci siano da fare, perché la Federazione possa vivere. Attività nascoste, magari “oscure” al grande pubblico, ma assolutamente indispensabili.

Dunque: facciamo tanto.

 

Ma le vera domanda è forse un’altra: facciamo troppo? O meglio: riusciamo a fare bene tutto quello che vorremmo e come vorremmo? Va bene così? Dovremmo forse fare meno?

Facile immaginare le risposte “a botta calda”, senza pensarci: sì, dovreste fare meglio, ma soprattutto quello che vogliamo noi, come vogliamo noi, nei tempi che vogliamo noi.

Proviamo ad immaginare che chi risponde così abbia ragione. A cosa dovremmo rinunciare? In quale settore stiamo facendo troppo? Sono sicuro che le risposte avrebbero tutte la stessa impostazione: la Federazione deve rinunciare a quello che “a noi” (Tesserati, Licenziati, Moto Club, Organizzatori, Promotori e così via) non interessa.

 

Il mese scorso ho raccontato del ritorno a casa di Luca Manca. Ma ogni anno ci occupiamo di diversi rientri organizzati a causa di infortuni, purtroppo. Negli ultimi mesi vi abbiamo tenuti informati sulla vicenda Sportass: dovremmo rinunciare al supporto operativo ai Licenziati? Offriamo Polizze assicurative ai Tesserati per Moto Moderne e Moto Epoca: non interessano? Abbiamo lanciato la Tessera Sport, che sta funzionando benissimo: era preferibile la doppia “plastica” di prima, Tessera + Licenza Promosport? Seguiamo con grande attenzione tutto il mondo della moto d’epoca. Stiamo rivoluzionando il turismo: era meglio restare ai chilometri e alla caccia della coppa? Chiunque visiti una fiera di settore, ormai, sa che quasi sempre c’è anche qualcuno di noi, pronto a dare informazioni, a fare chiarezza, a consigliare.

 

E poi l’attività sportiva. Ancora una volta cominciamo fornendo occasioni di provare le moto da gara in assoluta sicurezza, passando poi alle scuole di avviamento, per finire a quelle più specializzate. Tutto lavoro inutile? Continua intensa l’opera di intervento a tutto campo nel settore velocità, partendo dai piloti più giovani fino a chi aspira al mondiale. Un intervento troppo grande?

Senza parlare ad esempio degli incontri di Educazione Stradale che abbiamo ogni anno con migliaia e migliaia di ragazzi in età di “patentino”, a moltissimi dei quali siamo noi che facciamo provare la guida di un mezzo, per la prima volta, evitando loro (almeno) di essere costretti ad uscire dal concessionario “dando gas” per la prima volta in vita loro proprio in quel momento, un attimo prima di “buttarsi” nel traffico cittadino come fossero utenti abituati e smaliziati alla “guerra su asfalto” che si combatte ogni giorno fuori dalle nostre case.

 

Ho fatto degli esempi. Ce ne potrebbero essere altrettanti.

Eppure, nonostante tutto, c’è sempre qualcuno che scrive, che protesta, che non è mai contento. Una tipica caratteristica italiana, temo: si parla senza conoscere. Si parte con un partito preso, senza mai una verifica preventiva, senza informazione, senza considerare il lavoro degli altri.

Tanto parlare e scrivere non costa nulla. E se poi ci si nasconde dietro l’anonimato, c’è la certezza quasi totale dell’impunità.

Noi, invece, ci mettiamo la faccia. Non vuol dire che non sbagliamo, ci mancherebbe. Ma non ci nascondiamo mai.

 

Paolo Sesti