Velocità

Manuel Poggiali. Un coach “mondiale” all’ELF CIV

Manuel Poggiali, classe 83 da San Marino. Uno che non ha bisogno di presentazioni. Uno che il mondiale lo ha corso, vincendolo per ben due volte (2001 in 125 e 2003 in 250). Insomma uno che nell’ambiente motociclistico non passa certo inosservato. Come non è passata inosservata la sua presenza da qualche gara nel paddock dell’ELF CIV, dove Manuel è impegnato come “coach” di due giovani piloti: Eugenio Generali e Bruno Ieraci. Meno noto è invece il percorso che ha portato un due volte iridato a collaborare con i giovani del CIV.

Manuel com’è nata questa esperienza di coach?
A dire il vero l’idea nasce da un mio amico e tifoso (Gianmarco Andreoni) ed è un storia che risale ad una giornata d’estate dell’anno scorso. Gianmarco, proprietario di una piccola squadra corse (AG Racing), aveva quest’idea di mettere in piedi una struttura per aiutare i giovani talenti, e la cosa iniziò con delle giornate di prove in Minimoto a Cattolica nelle quali Gianmarco mi coinvolse come coach. Fu così che Eugenio si presentò con la sua minimoto per un corso e da lì inizio un po’ tutto, anche se la cosa si è sviluppata per gradi. Eugenio non aveva mai corso ma Gianmarco, che col suo team aveva fatto correre Arduini in SS300 l’anno scorso, decise di fare lo stesso con lui, e mi chiese di fargli da coach. Inizialmente rifiutai. Non ero d’accordo anche perché impegnato nelle mie attività motociclistiche. Poi ci pensai meglio e l’idea di lavorare con ragazzi da far crescere, magari alle prime armi, mettendo al loro servizio la mia esperienza prevalse. Ora devo dire che è stata la scelta migliore. Sono fortunato ad avere questa opportunità. Mi diverto molto ad osservarli da bordo pista, consigliarli, capire le problematiche che vivono guidando, interpretare le loro sensazioni e trasmetterle ai tecnici per aiutarli a cucirsi la moto addosso. Con Eugenio sono abbastanza soddisfatto. Sapevo che per lui questa sarebbe stata una prima stagione di apprendimento: ha esordito quest’anno con le moto a marce e comunque prima non aveva mai corso. Per lui è stato un salto importante, una scelta estrema, che non sta andando male.

Dopo Eugenio sei passato a seguire Bruno Ieraci
Esattamente. La manager di Bruno (Emanuela Rosa) mi contattò circa un mesetto fa. Bruno veniva da un weekend non positivo al CEV a Barcellona e fui chiamato per mettere in campo la mia esperienza, sia come campione del mondo che in questa nuova veste di consulente o coach da bordo pista. Abbiamo fatto un test in Coppa Italia al Mugello, il weekend prima del CIV, e il risultato è stato positivo. Ci siamo intesi bene sia con Bruno che con i tecnici TM, confrontando idee e sensazioni del pilota dati alla mano. Bruno aveva di più la moto tra le mani, ma soprattutto aveva ritrovato il sorriso.

E appena iniziato a lavorare con te ha ritrovato anche la vittoria
È stato un lavoro molto positivo anche da parte mia. Ho inquadrato Bruno ai test. È un bel talento che va affinato. Ha un suo modo di fare, ed è giusto che sia così perché ognuno ha il suo carattere, a me il compito di capirlo e interpretarlo. Il lavoro non manca ma lui è molto intelligente a capire le situazioni se presentate in una certa maniera. I risultati del Mugello al CIV parlano chiaro.

Cosa vuol dire lavorare con piloti così giovani?
Come prima cosa devi capire chi hai davanti. Sono ragazzi con caratteri diversi, anche il modo con il quale parli loro ha la sua importanza. Poi c’è il metodo. Qualcuno va preso più per mano, qualcun altro ha più consapevolezza dei propri mezzi. Prima di tutto però va approcciata la persona. Dopodiché io ho il mio metodo: guardare da fuori e capire tutto ciò che accade. Si lavora su ciò che non piace al pilota, per dargli la moto nelle mani. Più che lavorare su motore o altro si cerca di lavorare sui punti deboli, per mettere il pilota nelle migliori condizioni per esprimere il proprio potenziale. Oltre a questo lavoriamo anche sulla tattica di gara.

Qual è l’aspetto più stimolante e quale il più difficile nel lavorare con loro?
Sicuramente il più stimolante è riuscire a vincere. Quello è il nostro obiettivo. Quando non ci riusciamo dobbiamo invece ripartire da quanto fatto per riprovarci. Difficoltà poi ci sono sempre, perché non esistono sfide facili ma ogni sfida, se preparata adeguatamente, si può vincere.

In passato hai corso anche al CIV, tornarci dopo anni in veste di coach che effetto ti fa, che CIV hai ritrovato?
Innanzitutto il livello è molto alto a cominciare dalla SBK. I piloti che ci corrono fanno tempi importanti. Un Pirro che vince e poi fa bene al Mondiale come wild card dà valore al Campionato, così come la presenza di avversari in grado di essere sempre lì come Zanetti. Anche la Moto3 è una bella categoria, il livello è buono. La crescita dei piloti dipende poi da tanti fattori. Io dal canto mio non posso che provare ad aiutare Bruno ed Eugenio.

Ultima domanda, torneresti a correre?
Ho smesso nel 2008, facendo uno stacco importante con l’ambito moto per due anni e mezzo. Poi grazie ad alcuni amici (Marco Lucchinelli e Fausto Ricci) che mi hanno coinvolto in un progetto di scuole di guida in pista, ho riapprezzato il fatto di andare in moto. Quando gareggiavo dovevo fare tempi e risultati, quell’attività invece era diversa. Li ho riassaporato la passione di andare in moto senza dover rendere conto a nessuno. Poi c’è stata la parentesi con Michelin per lo sviluppo degli pneumatici per la MotoGP ma sapevo sarebbe finita. Gareggiare mi piace ma non riesco più a viverlo come prima. Quello del pilota è un impegno importante, con sacrifici e tanto allenamento. Per come ho organizzato la mia vita ora sarebbe difficile farlo. In moto comunque ci vado e mi diverto tanto in prove libere e corsi di guida. Le gare non mi mancano.