Motociclismo

La vera protezione è la mente del motociclista

Piloti come testimonial? Sì, ma per promuovere il corretto uso del mezzo, migliorarne la conoscenza, conoscere il giusto assetto, più che per il “solito” invito alla prudenza.

Occorre mettere i motociclisti in grado di “leggere” la strada (e le sue condizioni), affinchè adottino una guida corretta. Come? Con l’educazione stradale prima di tutto, che permetta di acquisire una capacità istintiva di reazione contro il pericolo.

Al cinema e alla televisione sembra tutto possibile. Anche per chi guida. Ma che esempio diamo agli utenti più giovani, e quindi più deboli? Che tutto è permesso? Che anche gli incidenti più terribili non provocano conseguenze? Che dunque sulla strada siamo invincibili (e forse, anche, immortali)?

Le protezioni? Sono l’ultimo (seppur fondamentale) elemento: prima deve esserci conoscenza del mezzo, consapevolezza di guida, rispetto degli altri e corretta manutenzione delle infrastrutture (esiste una Direttiva Europea su costruzione e manutenzione delle strade in senso anche “motociclistico”, che in Italia attende ancora di essere messa in pratica).

 

Sono i risultati principali della tappa italiana, svoltasi al Mugello in occasione della MotoGP, del “Progetto RO.SA.” (ROad SAfety), finanziato dall’Unione Europea, che vede impegnate Dorna, Federazioni Motociclistiche spagnola, portoghese, italiana, Coordinamento Motociclisti, Mutua Motera, Fondazione Cidaut. Hanno partecipato 25 esperti di sicurezza stradale italiani, che hanno messo a disposizione del progetto idee ed opinioni personali.

Progetto RO.SA., ovvero ROad SAfety, (in)Sicurezza Stradale, a fronte di una situazione che in Italia, tra le vittime della strada, conta oggi un numero altissimo di motociclisti (il 30% di tutti gli utenti della strada), rispetto al totale delle vittime. Nonostante che chi guida la moto, in termini di km percorsi, rappresenti solo il 3,5% della circolazione totale.

 

Tre tavoli di lavoro organizzati: Infrastrutture e Veicolo, Fattore umano e Protezioni, Attuazione delle regole ed Educazione, coordinati da Riccardo Matesic, Claudio Angeletti e Silvio Manicardi, che hanno visto la partecipazione di Niccolò Baldanzini (Università Firenze), Fabrizio Balducci (Ministero Istruzione, USP Firenze), Giacomo Bencini (Università Firenze), Marino Biscaro (FMI, Provincia Treviso), Piergiorgio Bontempi (FMI, ex pilota SBK), Rocco Canosa (Ducati), Nicola Carlesso (FMI, Provincia Treviso), Nico Cereghini (giornalista), Vittore Cossalter (Università Padova), Claudio De Viti (ANCMA), Luigi Faraon (FMI, MC Spinea), Gianluca Gabanini (Motoraduni), Enrico Garino (FMI, Dipartimento Educazione Stradale), Stefano Giovenali (AIIT), David Manzardo (Dainese), Luca Pascotto (ACI), Marco Pierini (Università Firenze), Luigi Rivola (giornalista), Andrea Spadoni (Università Reggio Emilia e Modena), Sandro Vedovi (ANIA).

 

“E’ assolutamente necessario coniugare la sicurezza sulla strada con quella sulla pista, sensibilizzando chi va in moto a rispettare le regole e gli altri utenti della strada, come fanno i campioni in pista. I piloti sanno bene che contravvenire a questi principi sarebbe molto pericoloso per la loro stessa vita. Non possiamo certo dire che accada lo stesso sulle strade” ha commentato Paolo Sesti, Presidente della Federazione Motociclistica Italiana.

 

A conclusione di tutti gli appuntamenti del progetto RO.SA., le conclusioni saranno raccolte in una pubblicazione, a disposizione di chiunque vorrà trarne spunti di riflessione.