Velocità

Andrea Brunetti. Un “Mondo” di esperienza all’ELF CIV

Andrea “Mondo” Brunetti. Chi è costui? Ai più può sembrare uno sconosciuto. Nell’ambiente del motociclismo invece tanto sconosciuto non è. Se non altro per l’esperienza accumulata e per i nomi con i quali ha lavorato. Brunetti non è un pilota ma un meccanico. Attualmente anche capo meccanico. Uno che ha lavorato in Ducati, sia SBK che MotoGP e in Honda HRC. Il tutto in tempi non sospetti, nei team di Gibernau ma soprattutto di Stoner (con il quale ha vinto i due mondiali) e di Marquez. Ed ora la sua professionalità, esperienza e soprattutto passione sono al servizio del Team Althea in SBK e del Team MF84 Pluston Althea nell’ELF CIV, dove Brunetti è capomeccanico

Andrea, partiamo con un breve racconto della tua carriera, soprattutto delle tue esperienze in SBK e MotoGP
Diciamo che prima di arrivare alle corse ho fatto anni in Harley Davidson, quando arrivai “in pista” non sapevo nemmeno chi fossero i piloti ma me ne appassionai subito. Iniziai nel 2001 nel reparto corse Ducati con Ernesto Marinelli, dove facevamo sviluppo sulla 998 e 999. In quel periodo feci due Daytona con Ducati. Nel 2004 poi fui chiamato a lavorare nel test Team Bridgestone di Ducati, con Michele Perugini – attuale capomeccanico di Dovizioso – e tramite quel gruppo di lavoro nel 2006 entrai nel Team MotoGP con Gibernau. In quell’anno facemmo l’ultima gara di Valencia con il trionfo di Bayliss. Un’esperienza indimenticabile. Dododichè arrivò Stoner e vincemmo subito il mondiale. Quella stagione tutto girava per il meglio, le cose venivano facili fin dall’inizio. Si capisce subito quando è l’anno giusto, e quel 2007 lo era. Tutto il gruppo di lavoro si trasferì poi con Casey in Honda e quella fu un’esperienza importante, nella quale ho avuto modo di conoscere e lavorare con la cultura giapponese, diversissima dalla nostra. Fu una bella crescita professionale, senza dimenticare che vincemmo subito anche in quell’occasione. Rimasi in Honda anche quando Stoner andò via e arrivò Marquez, altra esperienza importante condita ancora da una vittoria. Dopo il 2015 però, per motivi personali, scelsi di fermarmi. Non nascondo che ci ho dovuto pensare molto. Sicuramente ero arrivato in alto ma, oltre ad alcuni problemi personali, mi sentivo appagato e andare alle gare per me era diventato quasi una routine. Una cosa che non mi piaceva.

Poi però sei tornato nel mondo del motociclismo e sei arrivato all’ELF CIV
Sono rientrato nel 2016, in realtà in SBK, con Moreno Coppola e Genesio Bevilacqua e il Team Althea. Ho sentito l’esigenza di rimettermi “in pista”, rimettermi in discussione. Per cui a fine 2016 ho fatto alcune prove con loro, ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti e da questo 2017 ho iniziato in pianta stabile nella SBK con Torres. Il CIV è venuto poco dopo. Michel (Fabrizio) cercava persone per il suo team e loro in Althea avevano capito che ero in cerca di nuovi stimoli, avevo voglia di lavorare e fare un anno pieno e mi proposero di fare il capomeccanico per il Team MF84. Decisi di buttarmi e trovai Kevin (Zannoni). In realtà lo ritrovai. C’è un aneddoto curioso. Nell’estate del 2016 un mio amico mi chiese di andare a dargli una mano nella sua officina a Bellaria. Mentre ero lì arrivò un ragazzo giovane che mi chiese di riparargli la sua ape. Mi disse che era pilota, ci conoscemmo e mi piacque subito. Dopo mesi lo ritrovai nel box: era proprio Kevin Zannoni!

Che ambiente hai trovato al CIV?
Un bell’ambiente. Si respira una bella aria. Se dovessi portare mio figlio a vedere una gara di moto per la sua essenza lo porterei al CIV. Mi sembra un ambiente più sereno dove si vive meglio e ci sono molte più persone vere rispetto al mondo della GP. La SBK invece è più in linea con il CIV.

Vista la tua esperienza, come giudichi il livello del campionato italiano? Dove può migliorare e dove è forte?
Il livello è sicuramente alto. Poi bisogna sempre cercare di migliorare ma senza rovinare quanto fatto. Per crescere ci vorrebbe magari solo un po’ di visibilità in più per le gare, anche se so che vanno in diretta. L’ambiente del CIV però è sicuramente il suo punto forte. Aperto e con passione autentica per i motori. Forse bisognerebbe mostrarlo di più. So che ci sono molte cose, come la pit walk, ma magari si potrebbe fare qualche evento tipo visite ai box, conoscere i piloti da vicino e poi stimolare i bambini con piccole manifestazioni in minimoto nel contesto delle gare. La MotoGP ad esempio è un ambiente chiuso. Il CIV no.

Per uno come te è stimolante lavorare al CIV?
Direi di si e per diversi motivi. Prima di tutto perché in quest’esperienza siamo ripartiti da zero con le KTM di Zannoni e Kroeze e poi per il mio ruolo. Mi hanno dato l’opportunità di fare il capomeccanico, una cosa che non avevo mai fatto prima. Posso gestire un team in un ambiente come il CIV e la cosa mi è piaciuta.

Che differenza c’è tra lavorare con grandi campioni e con giovani piloti?
Con i giovani puoi investire in piloti che possano crescere. Guardandoli negli occhi capisci quali hanno la mentalità giusta. Poter realizzare il loro sogno è una realizzazione anche per me e per tutto il Team e si spera sempre che il tuo giovane pilota vinca e vada sempre più su.

Zannoni è pronto per il titolo? C’è qualche sua caratteristica vicina ai campioni con i quali hai lavorato?
Diciamo che il potenziale c’è. Da come parla, da come lo vedo in azione, è un pilota che si sta formando bene e che può crescere molto. Poi ci sono tanti elementi che ti portano a diventare un vincente per cui si vedrà. Io mi auguro che ne vinca più di uno di titolo! Onestamente c’è un pilota di quelli con cui ho lavorato che me lo ricorda, ma magari ve lo dico dopo il Mugello… Per ora sono felice per l’ultima vittoria di Kevin, un risultato il cui merito va condiviso con Mario Giorla, Michel e tutto il Team.

Ultima domanda, inevitabile, perché ti chiamano Mondo?
Ah questa non te la posso dire – ride – diciamo che è perché ho girato il Mondo…