Agostini e il primo titolo in 500 su MV Agusta

Nel febbraio del 45 nasceva la MV Agusta, una casa che ha legato il suo nome al più grande di tutti: Giacomo Agostini. Ora che l’azienda spegne le sue 70 candeline, per inaugurare la sezione “pillole del motociclismo” non potevamo che partire dalla MV e da Agostini. E dal primo titolo di Ago nella classe 500 in sella proprio alla MV.

1966, Hailwood vs Ago – E’ l’anno della consacrazione del binomio MV-Agostini, che riesce a piegare la coppia Honda-Hailwood nella classe regina. Durante la preparazione, e nel corso dell’anno, la casa italiana aveva avuto due idee rivelatesi poi vincenti. E il coraggio di portarle avanti. La prima era nata proprio dal Conte Agusta, e aveva un nome e un cognome: Giacomo Agostini appunto. Fu proprio il numero 1 della MV a decidere di puntare tutto sull’allora giovane talento di Ago e a scommettere su di lui per contrastare Hailwood. Proprio quel “Mike the Bike” che l’anno prima era stato iridato in 500 su MV e compagno di scuderia di Agostini. Un “maestro” d’eccezione.
Oltra a Hailwood però bisognava battere la Honda. La MV ci riuscì con un’altra idea coraggiosa: quella di mettere da parte la 4 cilindri e di puntare sulla 3 cilindri, che nel corso dell’anno sviluppò al meglio. Mentre la Honda aveva privilegiato la potenza a scapito dell’affidabilità.

Trionfo a Monza – Domenica 11 settembre 1966. Sul circuito di Monza si decidono i destini della classe 500. Hailwood scatta al via prima di tutti, e scappa in testa. L’illusione però dura solo due giri, perché nel frattempo Agostini recupera sul rivale e lo passa alla parabolica. L’epilogo è triste per Hailwood. Il motore della sua Honda lo abbandona infatti al 7° giro. È un trionfo targato MV-Agostini. Il binomio italiano porta a casa una grande impresa, la carriera di Ago decolla. La scena finale, come raccontata da alcune foto dell’epoca, vede Agostini portato in trionfo dai tifosi, che nel frattempo avevano invaso l’autodromo. Un po’ come accade oggi al Mugello nelle migliori occasioni.

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